Dopo un (bel) pò di tempo ritorno a parlare di ricordi...
La stagione 2001/2002 fu l'ultima a Capua sulla panchina che mi aveva visto debuttare e sfortunatamente non ho nemmeno una foto.
Venivamo da una stagione ricca di soddisfazioni e più o meno su quella scia iniziammo l'anno.
Purtroppo lasciarono la squadra di serie D per svariati motivi (personali e non tecnici) un pò di giocatori che ci avevano fatto fare un figurone l'anno prima (Signore, Marcone, Marcello Razza, Iadicicco, Lettucci). Arrivarono però un bel pò di giovani di belle speranze: Antonio Romano, Wojchiech Zembala (per tutti Woitek), Salvatore Aiezza e Mario Sgueglia.
Iniziammo alla grande con delle importanti vittorie (una su tutte quella in casa contro il fortissimo Cercola che poi vinse il campionato) ma ben presto vennero fuori un sacco di problemi che ci relegarono nella parte media della classifica. Iniziò tutto con il prematuro addio alla squadra di Mario Sgueglia per poi continuare con una serie di vicissitudini societarie (leggasi pochi soldi e disorganizzazione) che per una squadra ringiovanitissima furono letali. Anche in quell'annata ci furono un pò di episodi che mi vengono in mente.
Uno divertentissimo: palla in contropiede ad Antonio Romano (uno un pò... istintivo) si ferma dicendo "giochiamo, giochiamo" aspetta che arrivino i compagni e poi che fa? Tiro da tre!
Partì una bestemmia da parte di Sabino Marotta che ancora me la ricordo con un annesso "ma ci stai a sfottere!?". Bellissimo.
E poi la squalifica di tre anni a Bart per il pugno all'arbitro condonata 15 giorni dopo (!) per i 75 anni della Federazione!
Nonostante la giovane età (avevamo Federico d'Addio, Antonio Romano, Salvatore Aiezza, Woitek Zembala e Mario Sgueglia poco più che ventenni) riuscimmo comunque a giocare un basket discreto e ad evitare i playout.
Anche con le giovanili riuscimmo lo stesso a primeggiare qualificandoci per le finali regionali con il gruppo storico degli '83-'84-'85 anche grazie ad una super vittoria a S.Giorgio del Sannio con una prestazione "monstre" di Mario Ventriglia. Ho ancora qui il referto 6 su 6 da tre!
Eravamo però in balia di una crisi societaria. Spesso lasciati da soli in palestra col solo Umberto de Maria che ci dava una mano.
Fu anche per questi motivi che feci la domanda per essere ammesso al progetto erasmus e mollare tutto per un anno. Alla fine non riuscii a partire solo perhè furono ridotte le borse da 12 a 10 e mi ritrovai a Norcia per il primo anno del corso "Allenatore".
Ma questo farà parte del prossimo appuntamento...
sabato 12 gennaio 2008
Triangolazione

Tutti i baskettofili sono cresciuti con un mito in testa. Il mito spesso si forma nel cervello in gioventù, quando il tempo libero a disposizione è tanto e si è liberi di passare le nottate svegli davanti alla tv a giugno. Tanto la scuola è finita e di giorno fa caldo. Il mio mito si è formato proprio così, guardando le finali NBA in diretta ai tempi in cui i Chicago Bulls davano lezioni di pallacanestro a tutto il mondo. Poi col tempo la malattia del basket è diventata "cronico-acuta" e il mito si è trasformato in qualcosa di tecnico, un obiettivo da raggiungere: riuscire a giocare con una mia squadra il famoso attacco dei Bulls: il Triple Post Offense. Qualche anno fa ho pure comprato direttamente dagli U.S.A. il libro di Tex Winter (sopra trovate la copertina) per non parlare di TUTTI i libri i quell'altro mito che è Phil Jackson.
Ogni estate (quasi sempre ad agosto quando noi allenatori stiamo a casa e diciamoci la verità non vediamo l'ora che viene settembre per rimettere piede in palestra) prendo i miei appunti, le video cassette (prestate da Michele Falco) e mi metto a studiare.
Con le prime squadre c'è l'assillo di dover vincere e giocare bene subito, non c'è tempo.
Con le squadre giovanili di alto livello che allenavo a Maddaloni e Caserta non avevo "autonomia tecnica" (diciamo così) per poter fare un lavoro del genere.
Ma quest'anno con il gruppo under 15 ho iniziato un lavoro che negli anni dovrà portarci a padroneggiare tutti gli aspetti del triangolo.
Parecchi penseranno: questo è pazzo, mettersi a giocare con uno schema d'attacco di 50 anni fa usato da una squadra di campioni con un gruppo di ragazzini...
E invece no. Non sono per niente matto. Provate a rivedervi le finali NBA del '91, '92, '93, '96, '97 e '98. SOLO LETTURE E FONDAMENTALI in un sistema che enfatizzava la semplicità.
Ovviamente con l'under 15 sono partito da zero, dall'individuo, e solo ora stiamo iniziando a mettere insieme i primi mattoni senza mai perdere di vista gli strumenti (i fondamentali individuali).
La strada è lunga, ma la voglia è tornata ad essere davvero tanta...
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