Ogni allenatore ha la sua "biblioteca" di giochi, difese, esercizi da cui ogni tanto attingere. Ma dove stanno gli appunti di quel clinic?, dove sta il libro di Messina? sono domande che noi tecnici ci poniamo. Io oltre a 'ste cose qua prendo spesso in mano un libro che ho solo io: la mia tesi di laurea in economia. Che c'entra col basket vi starete chiedendo... C'entra, c'entra... perchè a discapito del nome della facoltà il titolo della mia tesi è: "La motivazione al lavoro e la leadership: il ruolo del coach nei team sportivi" (il come ho fatto a far accettare un titolo del genere in una facoltà fatta di numeri è un segreto che non divulgherò in questa sede...).
Ebbene a tutti i coach capita di attraversare un periodo di crisi, di non riuscire a motivare i ragazzi, di trovarsi davanti un gruppo un pò difficile da amalgamare. A me stanno capitando tutte e tre le cose insieme con la C2 che alleno a Casapulla.
E' un periodo difficile, ma forse il bello del nostro mestiere è proprio questo. E' una sfida da affrontare che se verrà superata renderà la soddisfazione doppia, ma per il momento l'unica cosa che è raddoppiata (se non triplicata) è la preoccupazione di non riuscire a risolvere un bel niente.
Per la stesura del documento di cui sopra ho avuto la possibilità di intervistare un collega: Carlo Recalcati (per chi non lo sapesse, allenatore della nazionale italiana). Ebbene per affrontare i periodi di crisi lui mi consigliò di "continuare a trasmettere positività e sicurezza anche se poi i dubbi è normale che ci siano. I dubbi devono però rimanere propri e non diventare patrimonio della squadra. Solo così si può riuscire a trasformare un periodo di crisi in un momento di crescita che servirà in seguito come preziosissima esperienza. E' normale ricollegare i momenti migliori di una carriera sportiva con le vittorie, ma spesso per un allenatore è molto più gratificante guardare indietro ed analizzare con soddifazione l'aver saputo gestire un periodo di crisi tecnica o mentale venendone fuori con un reale rafforzamento di tutto il team".
E poi: "il compito dell'allenatore non si esaurisce solo nell'accettare tutte le caratteristiche anche negative del singolo giocatore, ma far si che anche i compagni abbiano lo stesso approccio accettando negatività non solo tecniche, ma anche caratteriali. La capacità di ciascuno di sapersi accettare reciprocamente determina coesione, trasformando un insieme di individualità in un gruppo".
Spero di riuscire a mettere in pratica tutte queste belle parole, di sicuro non mollerò e la soddisfazione alla fine sarà doppia.
Non posso non menzionare però il gruppo dell'under 15. Domenica abbiamo vinto fuori casa contro la Partenope. Il campo dei "cavalli di bronzo" è sempre ostico, ma siamo tornati vincitori grazie ad un approccio alla gara perfetto. Tutti bravi, nessuno escluso. La sfida con loro è continuare così.
mercoledì 5 dicembre 2007
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2 commenti:
bravo coach!!!!! sposo in pieno le tue parole....ci vuole il tempo che ci vuole....(diceva un' "amico nostro"...)
perchè il coach sei tu...io so na mezza cazzetta...............................;)
Eh si proprio bravo coach...ma sono proprio tutte uguali le storie di questi allenatori??
Anche io ho sentito queste parole..ci vuole il tempo che ci vuole..ma le avranno mai dette a scuola per caso??
Un saluto dal tuo "compagno di banco"...Coach Costagliola
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