venerdì 16 novembre 2007

novembre... mese duro per i coach...

Novembre si sa è il mese più difficile per chi fa il mestiere più precario del mondo (l'allenatore). Sono stati "sollevati dall'incarico" già parecchi colleghi dalla serie A1 alla C2 qui in Campania e con loro se ne sono andate anche le belle parole e i programmi a volte anche pluriennali pubblicizzati a destra e a manca. Una brutta esperienza per un coach, ed è inutile quanto inevitabile scriverlo. Personalmente sono stato fortunato sia con i risultati che con le società in cui ho lavorato ed è un'esperienza che non ho provato mai in carriera, ma purtroppo è qualcosa da mettere in conto, qualcosa che può capitare. A volte però si sintetizza troppo, quelle poche parole di ringraziamento usate nei comunicati stampa nascondono tanti, troppi fatti che pochi davvero sanno, ma che molti credono di sapere e giudicano se la società x ha fatto bene a cacciare il coach y perchè "non riusciva a tenere unito lo spogliatoio, non riusciva a gestire troppi giocatori di carattere, non sapeva imporre il proprio credo cestistico, etc". Purtroppo la verità non verrà fuori e solo il tempo darà ragione o torto a chi prende certe decisioni. Devo essere sincero, non appartengo a quella schiera di coach che condannano sempre e comunque il "sollevamento dell'incarico". Il nostro mestiere prevede questo rischio (e spesso questa variabile ce la facciamo pagare) e quando assumiamo un incarico sappiamo a cosa andiamo incontro e sappiamo che la squadra non è una "cosa nostra", ma purtroppo qualcosa anche di altri che sanno bene cosa succede giorno per giorno. Certo c'è da condannare l'usanza che vede l'esonero dell'allenatore come la pratica più semplice da adottare per "dare una scossa". Se ci sono cose che non vanno il licenziamento del coach deve avvenire solo se le colpe sono chiare, inequivocabili. Quando si sceglie un coach si preferisce quest'ultimo a tanti altri per le idee che ha e se i giocatori non sono adatti al suo gioco è colpa di chi ha scelto quei giocatori (tranne se li ha scelti proprio l'allenatore...). Per non parlare poi dell'aspetto umano della questione (e quindi delle modalità senza garbo tatto) spesso trascurato ma che in effetti è quello che fa più male ad un allenatore esonerato e che spesso fa passare le società dalla ragione al torto.
Spero di essere stato meno contorto delle mie idee, ma infine vorrei aggiungere qualcosa... un consiglio ai tanti giovani coach che si avviano al precariato di questa professione: intraprendenti e coraggiosi si, ma incoscienti no. Questo fino ad ora è stato il mio motto nel gestire la mia pur umile carriera.

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